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  • Cinque fratelli su una bicicletta
  • Record mondiale di velocità sull’auto a razzi
  • L’esperienza in Formula 1

I fratelli Opel, una famiglia avventurosa Milano. Chi pensa ai tedeschi solo come gente severa e concentrata esclusivamente sul lavoro, sbaglia di grosso. Tra i componenti della famiglia Opel troviamo esempi di autentici scavezzacollo. La foto dei cinque fìgli (Carl, Wilhelm, Heinrich, Friedrich ("Fritz"), Ludwig - avuti tra il 1869 e il 1880 da Adam Opel, mitico fondatore, nel 1862, dell’azienda tedesca - riuniti in sella a una singolare tandem a cinque posti ha fatto il giro del mondo.

In occasione di grandi manifestazioni i cinque fratelli Opel facevano volentieri un giro d'onore in sella a questo tandem realizzato appositamente per loro, ricevendo sempre applausi scroscianti. Una trovata pubblicitaria, senza dubbio, ma anche un modo per illustrare il temperamento avventuroso degli allora giovani Opel. E soprattutto i nuovi piani industriali di un’azienda che fino ad allora si era fatta una solida fama come costruttore di macchine da cucire.

Le corse come promozione delle biciclette

Quando, nel 1887, si venne a sapere che in Gran Bretagna si organizzavano gare che richiamavano un vasto pubblico negli stadi e lungo le strade, Carl ebbe il permesso di partecipare alle corse ciclistiche che anche in Germania diventavano più popolari e fare nello stesso tempo pubblicità alla nuova attività dell'industria di casa. Con le vittorie sportive salì anche il numero dei contratti. Adam Opel dovette ben presto ingrandire di nuovo l'azienda e ampliare la gamma dei modelli: ai velocipedi si aggiunsero biciclette normali e tricicli. Il primo listino prezzi riportava le parole dello stesso fabbricante, ormai entusiasta: “Il divertimento di andare in bicicletta non è esclusivo di un'età o di uno stato: il triciclo offre anche alle signore e agli anziani la possibilità una sana ricreazione. Andare con le nostre biciclette esercita un'azione fortificante e distensiva sul corpo e sullo spirito. Russelsheim, Dicembre 1887, Adam Opel”.

Carl ottenne 60 vittorie, tra le quali quella nel campionato di Hessen; Wilhelm fu campione di Hessen e di Moravia e conquistò 70 successi; Heinrich si impose 150 volte, vinse 11 campionati e la corsa Parigi-Francoforte nella quale stabilì un nuovo record completando il percorso in 80 ore e 30 minuti. Il miglior agente pubblicitario della famiglia fu però Friedrich, detto “Fritz”, che si rivelò uno dei più famosi ciclisti tedeschi e ottenne più di 180 successi.

La sua vittoria più strepitosa fu quella nella Basilea-Cleve, quando coprì 620 chilometri in 27 ore e 50 minuti, per la quale ricevette il Premio dell'Imperatore. Ludwig, il più giovane, ottenne nel corso della sua carriera ben 100 vittorie. Le frequenti vittorie portarono una notevole notorietà e questa a sua volta influenzò positivamente il nuovo settore produttivo il cui fatturato superò ben presto quello delle macchine da cucire.

I fratelli Opel, una famiglia avventurosaL’epoca dei razzi

Passano gli anni e la motorizzazione guarda altrove. E’ il 23 Maggio 1928 quando oltre 3.000 persone riempirono le tribune dell’autodromo tedesco dell‘Avus - due interminabili strisce d‘asfalto collegate da un tornante e da una sopraelevata - alle porte di Berlino per assistere al tentativo di record di Fritz Von Opel (figlio di Wilhem e quindi nipote e fondatore) e del suo RAK2. Fra di loro c’erano personaggi del mondo degli affari, dello sport, della scienza e della politica. E perfino la stella cinema Lilian Harvey e il campione di pugilato Max Schmeling.

Quando il telone fu sollevato dalla vettura il pubblico restò letteralmente a bocca aperta. Il RAK2 non somigliava a nessun‘altra automobile dell‘epoca: era una slanciata monoposto a forma di sigaro di colore nero brillante dotata di due grandi ali laterali che servivano a tenerla incollata all‘asfalto. Nella parte posteriore erano stati montati 24 razzi a carburante solido che producevano una spinta da 6.000 kg. Il RAK2 era progettato per superare i 200 km/h, ma nessuno sapeva esattamente quale velocità avrebbe potuto raggiungere effettivamente.

Il sogno era iniziato l‘anno prima 1927 quando Max Valier, un astronomo sudtirolese autore del libro “L’avanzata nello spazio”, avvicinò Von Opel cercando un sostegno economico per lo studio di un motore a razzi. Von Opel, che pilotava egli stesso automobili da corsa e aeroplani, intuì il potenziale della tecnologia dei razzi, così come la pubblicità che ne sarebbe potuta derivare all’industria di famiglia. Da quel momento nella fabbrica Opel si cominciarono a studiare innovativi sistemi di propulsione, misurando la spinta di differenti tipi di razzi su banchi prova appositamente realizzati.

I tecnici collegarono i cavi di accensione ai razzi montati nella parte posteriore del veicolo e il ventinovenne Von Opel si trovò al volante del RAK2 con indosso un giubbetto e un paio di occhiali da aviatore seduto, come ricordò in seguito su 120 kg di esplosivo - abbastanza per distruggere un intero quartiere!” - «Quando ho premuto il pedale dell’accensione, ho sentito i razzi ruggire alle mie spalle e spingermi in avanti» disse in seguito. «E’ stata una sensazione straordinaria! Ho premuto il pedale con decisione due, tre, quattro volte. Ho visto le persone ai miei lati sparire e la strada allungarsi davanti a me come un nastro rosso. Dopo aver premuto l’acceleratore per l’ultima volta ho smesso di pensare e mi sono affidato al solo istinto mentre una forza incontrollabile esplodeva dietro di me».

Lo spettacolo durò meno di tre minuti, ma la notizia fece subito il giro del mondo: nel corso della prova Fritz Von Opel e la sua automobile avevano raggiunto la velocità record di 238 km/h. Era iniziata l’epoca dei razzi!

L’esperienza di Formula 1

Passano gli anni, molti a dire il vero. Da oltre 40 i fratelli Opel hanno ceduto l’azienda a un grande gruppo industriale e si godono il benessere conquistato dai loro predecessori quando nel 1973 Rikki Von Opel (bisnipote di Adam) debutta in Formula 1 con la Ensign. Negli anni precedenti ha corso nelle formule minori con lo pseudonimo di “Antonio Branco” per fine di evitare l'ostracismo della sua famiglia contraria al suo impegno motoristico, ma adesso ha deciso di uscire allo scoperto. Nel 1974, abbandonata la Ensign dopo i primi tre gran premi ai quali non riesce a prendere parte, trova il volante di una Brabham. Partecipa a 4 Gran Premi, non si qualifica per due volte. Il suo migliore risultato sarà il nono posto conquistato in Olanda e in Svezia. Ancora oggi è l'unico pilota con cittadinanza del Liechtenstein ad aver corso in Formula 1.

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